domenica 3 febbraio 2013

Colpi di scena



La situazione a Rainbow Beach era diventata incandescente.
La piena di alcuni fiumi avevano reso l’accesso e l’uscita dalla città impraticabili per gli autobus e fino a Mercoledì, con le strade a Nord allagate e il ciclone che si stava abbattendo a sud, sopra Brisbane, ogni chance di raggiungere Airlie Beach e il nord Queensland era nulla.
Tanti erano i backpackers che, avendo sentito le nostre storie sulle barche delle Whitsunday, (che non rimborsavano i biglietti né accettavano di cambiarne la data), cercavano disperatamente un modo di chiamare i centralini delle varie agenzie entro le 72 ore previste dal contratto, ma l’intera zona era senza internet né telefono.
Non ci sarebbero stati neanche abbastanza posti letto per tutti, se non che la comunità di Rainbow Beach aveva deciso di aprire il community center, una piccola palestra/teatro, dove chi avesse voluto poteva trovare spazio sul pavimento per dormire. Ma la storia non è così semplice e ogni paesi del mondo, a volte, scoppiano delle piccole guerre.
Sembra, infatti, che sia stato l’ostello, o meglio i tre ostelli insieme di Rainbow beach, situati esattamente di fronte al community center, dalla parte opposta di Spectrum Street,  a chiamare il direttore del centro, tale Sandy, e pagare l’affitto del centro per i primi giorni.
Ma quando il giorno dopo è uscito sul giornale locale un articolo sulla stuazione dei backpackers intrappolati nella zona, Sandy era descritto come l’eroe-salvatore e l’ostello, insieme alla Adventure Company di Fraser Island, come delle persone insensibili solo interessate ai soldi. Nell’articolo si allegavano diverse interviste molto arrabbiate di vari ragazzi che non si è mai capito se fossero state veramente rilasciate da una persona fisica o fossero frutto di una rielaborazione audace del giornalista.
Fatto sta che l’ostello ha iniziato una raccolta firme per dimostrare che l’articolo di giornale era falso e tendenzioso, mentre contemporaneamente un altro foglio girava tra i backpackers del community center dove ognuno doveva firmare per supportare l’articolo e per rincarare la dose sul cattivo comportamento dell’ostello.
La situazione è diventata di guerra quando Mercoledì sera metà dei letti dell’ostello erano vuoti, perché la maggior parte dei giovani si è riversata nella palestra dove la comunità locale offriva gratis colazione, pranzo e cena più il posto letto. Un affare in confronto ai 24 dollari  a notte letto e colazione dell’ostello, che chiedeva a gran voce la chiusura del community center, il quale, invece, sostenendo che comunque il numero di persone restasse superiore ai posti letti disponibili e mosso dal fatto che molti di noi avevano perso tra Fraser Island e Whitsunday un bel po’ di soldi, sarebbe restato aperto a tempo indeterminato, finché gli autobus avessero ripreso a transitare di lì.
E così Giovedì mattina, la mossa inaspettata dell’ostello. Appena si è avuta notizia che le strade a sud verso Brisbane erano libere e percorribili per le macchine (non ancora per gli autobus di linea) in fretta e furia sono stati organizzati Jeep e mini-autobus verso Brisbane per 70 dollari, in modo da caricare il numero sufficiente di persone per creare abbastanza posti letto e forzare la chiusura del community center per riprendere a guadagnare soldi (questo infondo è sempre il punto…).
In 5 minuti e mezzo i 50 posti erano totalmente esauriti, e grazie al Cielo, noi siamo riusciti ad essere alla cassa a 5 minuti e 15 secondi dall’apertura, mentre la gente restata a piedi assaltava di richieste tutti quelli che erano arrivati a Rainbow Beach con un van o una macchina chiedendo disperatamente un passaggio verso Nord. E così dopo 8 giorni, siamo finalmente riusciti ad uscire da quella piccola cittadina, riavere una connessione telefonica e internet e la possibilità di continuare il nostro viaggio.
Non siamo stati a cercare un ostello a Brisbane, ma ci siamo subito diretti all’aeroporto nazionale, dove, dopo aver prenotato il volo Jetstar per le Whitsunday il giorno dopo alle 8.40 di mattina, abbiamo passato la notte, immersi nei sacchi a pelo per ripararci dal gelo dell’aria condizionata.
Quando un Taxi-limousine ci ha accolto all’aeroporto, finalmente la tensione è potuta calare un pochettino (anche se altri problemi sono poi sorti con gli autobus della Greyhound, la compagnia più grande e meno organizzata d’Australia).
Ad Airlie Beach abbiamo incontrato un sacco di ragazzi che con noi hanno condiviso la disavventura, tanti sono diventati amici e probabilmente li rivedremo nel futuro a Cairns per condividere qualche altra birra e risate. Ma tra tutti il premio “coglioncello d’oro” va ad un ragazzo tedesco, il cui nome è attualmente ancora sconosciuto.
Ecco le motivazioni della giuria:
1. il primo giorno di ciclone ha prenotato un aereo da Brisbane per 200 dollari (2 persone), senza assicurazione di viaggio, così quando il giorno dopo il pullman per Brisbane non è passato, dopo essersi vantato della sua grande intelligenza e avere rinfacciato a mezzo mondo che lui se ne sarebbe andato di lì, ha commentato “E’ che non ci si può fare nulla con il tempo, nessuno può prevedere il tempo, infondo la gente diceva anche che il mondo sarebbe finito il 21 Dicembre 2012!”
2. Una volta arrivato con noi ad Airlie Beach è andato, come ho fatto io, alla agenzia ABC, quella della barca che avevamo prenotato. Sentendosi dire che loro erano così buoni che per se volevamo potevamo pagare 300 dollari invece di 420 per una nuova prenotazione, non se ne è andato sbattendo la porta e scuotendo la testa come il sottoscritto, ma ha chiesto un incontro con il capo alle 8.30 di mattina. Ammirabile fino a che da quell’incontro è uscito, come si può dire, “con le braghe calate”, orgoglioso e vantandosi ancora di avere avuto una nuova barca per 300 euro con camera privata e 2 lezioni di intro-diving, non realizzando che per non solo stava dando soldi a chi si era comportato male nei nostri confronti, ma che c’era poco da vantarsi nell’aver speso 720 dollari per qualcosa che ne costa la metà con all’agenzia di viaggio tramite cui abbiamo prenotato. (soldi pagati ovviamente dal papi a casa!).

Noi, invece, per riuscire a vedere le Whitsunday abbiamo deciso di prenotare un day tour su un barca velocissima, Big Fury, che ci ha permesso di visitare Whitheaven beach, una delle 10 spiagge più belle del mondo, e di iniziare ad entrare in contatto con la barriera corallina con un po’ di snorkeling.  Nonostante la giornata bellissima e il pranzo natalizio, purtroppo l’alta marea ci ha impedito di godere a pieno della bellezza e della particolarità del posto, e gran parte dei coralli erano morti a seguito della violenza del ciclone.
Ma comunque è stata una goduria per gli occhi: l’azzurro cristallino del mare percorso dalle saette impazzite dei vari pesci che ci nuotavano intorno al richiamo del mangime lanciato dalla nostra barca, il selvaggio verde dell’arcipelago, il bianco accecante delle spiagge abbagliato dal sole, finalmente alto e bollente al centro del cielo. Proprio come si vede nelle cartoline!

Così il 5 Febbraio a Cairns, cosa che fino all’altro ieri era totalmente lontano dalla mia testa, mi sono deciso a iniziare il corso di Subacquea per prendere il brevetto e godermi dello spettacolo unico della Great Barrier Reef.
Oggi si arriva a Mission Beach. Purtroppo ci siamo lasciati indietro Magnetic Island. Fermandoci a Townsville per cambiare bus, ho visto il traghetto partire. Siamo riusciti ad avere un open-dated ticket per i prossimi 6 mesi, ma l’Australia è grande e nonostante ci fermeremo a lavorare vicino a Cairns, non sappiamo se torneremo da queste parti. Sicuramente se ci si torna, ci si torna con una diversa agenzia di viaggio…

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